I bambini sono qualcosa di speciale, sono occhi che parlano, mani che vedono, bocche che toccano. Sono creature che arrivano da lontano, ci attraversano, spiritualmente, fisicamente. E immancabilmente, col tempo, perdono la loro magia, di giorno in giorno, sempre meno magici.
Ho sempre amato gli uomini-bambini perché, al di là delle ferite sapientemente inferte, sapevano, anche solo per pochi istanti, toccare quelle corde emozionali che portavano dritto come un pugno alla felicità.
Una sorta di baratto al quale non ho mai potuto ne saputo resistere, nonostante gli anni e la dignità.
Da molto tempo non mi sento "a casa". Non saprei come definire esattamente questa sensazione ma questo video un pò mi aiuta.
Un caro amico mi ha fatto pervenire un opuscolo intitolato "Consigli di un pio sacerdote ad una sposa cristiana e ad una futura madre di famiglia" pervenutogli da un suo caro amico.
Riporto alcuni passi particolarmente calzanti alla mia ultima esperienza coniugale.
"Ama il marito come tuo prossimo, come parte di te stessa, come tuo capo; ricorda di onorarlo, di rispettarlo, lasciandoti governare dalla sua saviezza, in maniera che la famiglia impari da te a tributargli stima e benevolenza."
"Se il marito per disgrazia o per errore non riuscisse nelle sue intraprese, invece di rimproverarlo o schiamazzare è tuo dovere precipuo di confortarlo ed aiutarlo con buoni cosigli. Ciò lo indurrà ad essere più cauto per l'avveniree ad avere in te fiducia e benevolenza."
"Se la famiglia venisse colpita da qualche disgrazia, sopportala pazientemente; non tormentare il consorte con eccessi da squilibrata e nemmeno con lamenti mal temperati. Non rimproverarlo quand'anche fosse egli stesso la causa del male avvenuto. Tutt'al più, se colpevole, puoi permetterti rispettose riflessioni, puoi richiamarlo ad una maggiore attenzione, ma sempre da sola a solo ed in momenti opportuni."
Amo bere l’aperitivo il tardo pomeriggio, verso le sette, magari ascoltando dell’ottima musica. Nella mia vita ho bevuto un sacco di aperitivi. Ho fatto un po’ di conti:
Ecco spiegato quel valore così alto di gamma gt.
Questo balletto lo trovo strepitoso
Certo, sto parlando del più grande ballerino di tip tap di tutti i tempi. Come uomo però, beh non so che dire. Proprio non me lo ci vedo a fare sesso. Avrei paura di sentire da un momento all'altro i suoi testicoli tenere il tempo, terzinando.
Ho appena visto Dalila Di Lazzaro intervistata a Verissimo. Diceva che suo figlio (morto, a quanto pare) le manifesta quotidianamente la sua presenza, non è morto, ovvero scomparso, insomma. Semplicemente vive da un'altra parte.
Io invidio le persone che come lei si riferiscono alla persona perduta come ad un'entità immutata rispetto all'immagine contenuta nei migliori ricordi.
Io non riesco ad immaginarmi Aldo, il mio primo marito ed il mio grande amore, non lo sento presente, sicuramente lo ricordo allegro o triste davanti alle nostre bottiglie, ma se penso a lui lo vedo chiuso al buio senza aria e luce, vedo la sua carne decomposta, il suo volto scarnificato e devastato, sento il rumore dei vermi che lo straziano, sento il rumore liquido della sua disgregazione. Non lo sento presente, mai. Piuttosto sento la sua paura, la sua angoscia, il suo strazio negli attimi precedenti la morte.
Ecco io Aldo lo ricordo tenero e vicino ma se chiudo gli occhi lo vedo così.
Questo video mi ricorda una vacanza fatta con Aldo.
A parte spolverare, riassettare, ordinare e scopare col mio nuovo marito (perchè sempre di lavoro si tratta), ho parecchio tempo libero.
Lo occupo sostanzialemente così:
A quest'ultimo riguardo vorrei riportare un brano contenuto nel libro L'anatra messicana di James Crumley che mi ha fatto molto ridere (ma avevo bevuto parecchio prima, lo ammetto).
"(...) La grossa Linda , quando i conti non le erano tornati per due giorni di fila, aveva reagito scaraventando a calci un vassoio di aperitivi addosso alla clientela delle cinque del pomeriggio. Una poveraccia aveva protestato per i danni subiti dalla sua camicetta di seta e la Grossa Linda l'aveva picchiata così duramente che metà delle sue piante d'appartamento erano morte (...)"
Oggi è un giorno per ricordare. Ogni tanto mi piace lasciarmi andare a quella malinconia sottile legata ai ricordi che, scanditi da bicchierini seriali, sfocia in una sbronza di pianto, un mix di liquidi differenti che il mio corpo non riesce a trattenere. Oggi è uno di quei giorni.
Manca poco a Natale e per noi, quando eravamo ancora tali, quei giorni a ridosso delle feste erano dedicati con sempre maggior frequenza alla sperimentazione di nuove ricette.
La nostra ultima ricetta è stata questa.
Spiedini di fegatini con cipolline glassate.
Ingredienti.
500g di fegatini di volatili, 200g di lardo, foglie di salvia e di alloro, sale, pepe, spiedini di legno, 2 cucchiai di burro, 80ml di brodo, aceto balsamico, zucchero di canna
Preparazione.
Bollite in acqua le cipolline per circa 5 minuti. In una padella sciogliete il burro, disponete le cipolline in uno strato. Aggiungete un pò di sale e zucchero, bagnate con copo aceto balsamico. Coprite e fate cuocere a fiamma bassa, dopo circa mezz’ora girate le cipolline. Aggiungete un po’ di brodo ogni tanto fino a cottura (altri 20/30 minuti).
Una volta pronte le cipolline lasciatele raffreddare, tagliate i fegatini a pezzi grandi come una noce. Infilate nello spiedini serrando bene i pezzi di fegato e alternandoli alle cipolline e alle foglie aromatiche.
Salate e pepate abbondantemente. Cuocete in forno o in padella su di un foglio di carta da forno per 6-7 minuti per parte.
Abbinate un buon vino rosso non giovane.
Il mio primo marito è morto da 13 anni. Bevevamo parecchio insieme. Lui è morto per il bere. Io invece ne vivo (solo per raccontare, ma da morta, come da claim). Una questione di "struttura" hanno sentenziato tre medici: lui si, io no.
Mi sono rifatta una morte, con un'altro uomo, migliore del primo, se non altro per esser vivo, ma peggiore dell'altro, più che altro per volermi morta.
In questo l'accontento, quotidianamente. Sono responsabile di quel sapore strano della vita che lui coglie ogni giorno, quell'odore da presente antico, tipo passato, parecchio passato, che vorrebbe dimenticare e che invece l'accompagna. Per il futuro.
Non lo odio. Ma pensare d'amarlo, per vivere, è peggio che incularlo. Sotto sotto so che a lui non dispiace.